KATZY VARI & KATZONI VARISSIMI.

 

Il mio incontro con coloro che realizzavano Katzyvari avvenne nell’autunno del 1992 a Lucca Comics.
La breve stagione ricca di creatività in ebollizione, proposta da Frigidaire – Valvoline – Dolce Vita, era finita da un pezzo e la restaurazione grafica e contenutistica aveva avuto il sopravvento.
Tra una moltitudine di monotoni stand, dislocati in uno squallido palasport, si distingueva un piccolo spazio in cui svettava una tazza WC ricolma di varie riviste.

 

I redattori di Katzyvari mi sembrarono avulsi dalla serialità seriosissima espressa da centinaia di chierichetti che si spippavano con manga, retorica disneyana, supemuscoli, bonellate, sterile imitazione di Pazienza.

 

Iniziai a collaborare a KV, inviando le storielle di Popy Dak: un paperotto anarchico e ateo che si faceva le pugnette davanti alla tivvù.
Nelle sue avvenDure psicheDelicate canzonava l’avanzante pensiero berlusconiano, la satira autocalcante di alcuni autori di Cuore, il barzellettismo parrocchiale di Groucho in Dylan Dog, i dogmi del fumetto popolare.
Il paperateo fece la sua comparsa anche sulla copertina del secondo numero.

 

Il progetto originario durò poco tempo e il nucleo fondatore si scompattò.

 

In seguito partecipai in modo più ampio ad un numero edito nel maggio 1995, stampato male e reso molto scuro da un nero tipografico preponderante.
Coniai lo slogan “l’immondizia insorge” con cui si caratterizzò l’ultima avventura editoriale katzyvariana.

 

Vi sono due episodi, legati a quell’esperienza, che mi sono rimasti impressi.

 

 

Il primo.
Un critico del fumetto (uno di quelli seri, intruppato ovunque) rifiutò di scriverne su Repubblica, ritenendo il nome Katzyvari troppo volgare.

 

Il secondo.
Giuseppe Palumbo, in piena “sit com” Mani Pulite, disegnò un’illustrazione in cui veniva raffigurato Di Pietro in toga che abbracciava una groupie platinata.
Il Corriere della Sera, a cui fu mandato il comunicato stampa relativo al secondo numero in uscita, titolò: “In edicola i fumetti di Di Pietro”.
Lo fecero risaltare come uno scoop, senza alcun approfondimento.

 

 

Erano anni così, pieni di katzy vari e katzoni varissimi.