Tell a Vision. Il video tra storia e critica.


 

di Fabiola Naldi

http://www.libriaparte.com/tellavision

 

Gianluca Costantini

Danza di stanze danza di facce, 21 dicembre 2001
In una ipotetica e rinnovata edizione della Settimana Enigmistica le tavole di Gianluca Costantini potrebbero essere concettualmente collocate all’interno della sezione “rebus da risolvere”, ovvero l’apoteosi di un intricato tranello dove risolvere l’enigma significa decifrare l’apparente caos interno che l’ideatore ha volutamente disposto bidimensionalmente tra piani e sequenze intrecciate.
Il rebus in realtà si autodistrugge nell’istante stesso in cui la percezione dell’immagine realizzata viene addomesticata dall’attenzione e dalla curiosità dell’osservatore.
Niente viene oscurato o mistificato da altre “anomale illustrazioni e rivisitazioni”: l’intenzione icastica voluta dall’artista è già contenuta nella griglia strutturale del disegno in parte realizzato manualmente e successivamente rielaborato digitalmente.
Gianluca Costantini non ha abbandonato un percorso stilistico iniziato nel rassicurante mondo del fumetto e dell’illustrazione, ha solo operato concettualmente in un’ulteriore dimensione più sofisticata, più tecnicamente avanzata, adoperandosi e divertendosi in una griglia decorativa data per rielaborazioni matematiche e geometriche che è il software base di rielaborazione grafica contenuto in  un qualsiasi computer.
Gianluca Costantini si è affidato all’iniziale conversione anarchica che detiene il modulo digitale; il potere camuffare, capovolgere, sovvertire ogni regola icastica di una qualsiasi elaborazione manuale in nome di una raggiunta e rinnovata libertà non dimentica, però,  il modulo di partenza, il gene figurativo dal quale, anche in questo caso, parte con una nuova forza propulsiva il mondo “surreale” di Costantini.
La tecnologia aiuta ancora più tale “presa” concettuale di un’iconografia resa, in questo caso, per particolari, per micro tessere funzionali a un distacco visivo voluto e ordinato dall’artista che ne calibra, proprio mediante l’uso del computer, ogni successiva rielaborazione visiva.
L’apparente caos lentamente svanisce in favore di un ordine interno, di un dialogo fra i brandelli di antichi simboli come il pesce, il fiore, o l’organo maschile intesi sempre come progenitori di una forza in potenza pronta a scaricare la propria energia in una dimensione bidimensionale priva di atmosfera.