Freethinker di Roberto Daolio

Freethinker, Necron Edizioni, 1997


"Dobbiamo scoprire cosa siano le parole e come funzionino. Esse diventano immagini una volta scritte, ma immagini di parole ripetute nella mente e non l'immagine della cosa stessa." William S. Burroughs

 

Accade che le parole si scontrino con le immagini e prima ancora di diventare qualche cosa di nuovo e di intrecciato, in modo complesso ed indissolubile, si possano distendere all'interno di una storia giocando di rimessa per pulsare a un ritmo scandito di pause e di assenze. Allo stesso modo il disegno asseconda lo scarto, la deviazione e si impone all'interno della tavola come contrasto mobile e repentino. Tra le pause e le assenze si arricchisce di spasmi e di scatti improvvisi. Il bianco e il nero, il vuoto e il pieno, respirano fianco a fianco, ma senza concessioni. Il respiro è lungo, sebbene a tratti si "rapprenda" in modo concitato, per scoprire nessi sintattici articolati e molto vicini ai piani mobili di una decoratività espressiva che deborda dallo "sfondo" per generare nuove figure.

 

Ciò che maggiormente colpisce in tutto il lavoro grafico di Gianluca Costantini non è tanto l'aderenza o meno ad uno stile eclettico per definizione e personalissimo nel rigore dei richiami e delle citazioni assimilate, quanto piuttosto la precisa volontà di scardinare e di reimpostare i ritmi delle sequenze "narrative" e le pause (apparenti) del recupero delle "illustrazioni". Fumetto anomalo, dunque, tuttavia in grado di riformulare le convenzioni all'interno di una complessità di "segno" e di disegno che riflette una profonda cultura visiva. Dai "classici" degli anni trenta ai graffiti, da Hokusai a Matisse, da Rubino alla Secessione viennese, da Schiele a Kolo Moser, da Hogart a Munõz, a Tardi... Fino a rielaborare i tanga tibetani, le decorazioni etniche e i mandala, in un raffinato sincretismo che spesso si stende sulla tavola intera, a stento trattenuta dai margini e dalla "cornice".

 

A nche quest'ultima "storia", Freethinker, dedicata ad Allen Ginsberg, sembra comunque proiettarsi al di là della pagina, in una dimensione reale di passaggi e di sfondamenti, di flash e di squarci di luce, per andare oltre e al di là delle "pure immagini di parole ripetute nella mente" (A. Ginsberg)