El Indio di Gabriele Ferrero

In El indio, in “PicColibri”, n.3, 2004


Quattordici fotogrammi di un reportage sull’animo umano.

Tratte dai recenti fatti della cronaca internazionale, le istantanee scattate dalla macchina immaginativa di Gianluca Costantini ci consegnano un resoconto crudo degli eventi che sconvolgono ampie zone del globo terrestre.

Reporter impegnato in un duplice viaggio tra i meandri della mente umana e nei resoconti di guerra, Costantini sceglie con calcolato distacco gli accadimenti sui quali porre la propria attenzione. Anzi, la composizione delle quattordici tavole di El Indio, sequenza che rappresenta il modulo narrativo scelto dall’autore, tratteggia argomenti spesso distanti tra loro e da noi, ma non per questo avulsi dalla realtà.

Armato di un segno essenziale, che farà sobbalzare chi lo conosce per gli eccessi grafici che sono stati a lungo un suo elemento caratteristico, Costantini impressiona con pochi tratti la nostra coscienza, riuscendo a sovrapporre una visione personale alle immagini catturate dall’inconscio.

Riconoscibile e per questo riconducibile al percorso intrapreso da tempo, Costantini sintetizza nella modulazione del tratto, scevro di grafismi, eleganze solo in apparenza meno sofisticate di un tempo.

Alla luce di ciò, il nuovo corso dell’arte di Costantini assume un merito non indifferente: pone profondi dubbi. Dubbi destinati a dissolversi non appena si scorrono le pagine di quest’opera. Un racconto di racconti che si sviluppa attraverso quattordici fotogrammi di vite perdute.