Cahiers du Triangle di Roberto Daolio

Testo in catalogo per la mostra “Cahiers du Triangle”, Saint-Ĕtienne, Beaux Arts de Saint-Ĕtienne; Bologna, La Salara; Salonicco, Istituto di Cultura Francese di Salonicco, 1999


Può essere curioso e interessante avvicinarsi al lavoro di Gianluca Costantini scegliendo e prevalendo uno dei suoi lunghi titoli-didascalia: “Squadra i mobili con lance mentre guardo l’Europa fuori dalla mia finestra, e vedo infatti, la polvere rossa schiarirsi.” Ecco descritta una situazione in bilico tra dimensione soggettiva (e narrativa) in divenire e sottile gioco linguistico, irto di rimandi possibili e di citazioni sottese.

L’immagine intrappolata in queste parole ci rimanda un universo di sovrapposizioni e di contaminazioni tra segni e disegni, colori e pattern, in una sorta di “dissolvenza” bloccata. Solo in un secondo momento e con uno sguardo più attento, ci accorgiamo che si tratta di una stampa su carta fotografica. Un procedimento meccanico dunque, in grado di fissare e di raffreddare gli eccessi di una raffinata manualità, non più esibita ma sottesa e filtrata. In questo senso tutto il procedimento e il processo di “scarnificazione” dei linguaggi della tradizione, trova l’abbrivio per nuove schermaglie sul piano pittorico e grafico. E non solo. Anche dal punto di vista dei prelievi e degli assemblaggi mentali tra texture e motivi decorativi, provenienti dalle culture figurative medio e estremo-orientali, si produce una sorta di corto circuito mediale. La fusione tematica che vede comunque quasi sempre presente una figura umana estenuata o moltiplicata e deformata dagli effetti mobili dei contorni insistiti e “graffiti”, propone una pressochè totale bidimensionalità. In modo tale da garantire la convenzione e, al tempo stesso, da suggerire il grado zero delle relazioni e dei motivi. Se esiste una qualche forma di predominio, questa è da proiettare nel missaggio iconografico e nei tasselli o negli spunti “narrativi” che la suggestione sedimentata dei simboli consente di raccordare. Un’altra forte capacità di sapore evocativo viene espressa dalla molteplicità delle variazioni cromatiche; ma sempre sotto il controllo di una progettualità connessa alla riproducibilità e quindi alla “distanza”. Non faccia specie il fatto che Costantini sia anche un autore di fumetti e che questa sua attività lo conduca a misurarsi con la doppia specificità del mezzo. Tutto ciò infatti gli consente di motivare (come si accennava all’inizio) anche una “sottile” traccia narrativa nei suoi lavori di più ampio impatto. E soprattutto gli permette di mescolare le carte non solo in senso metaforico; ben salvaguardando e coltivando i livelli e le differenze all’interno di una lucida attitudine mentale e concettuale.