Gianluca Costantini | ISTANBUL . 2012


Una lunga passeggiata per Istanbul

Il sole colpisce attraverso il vento freddo che arriva dal Bosforo, mi incammino, voglio camminare molto, oggi che con questo sole Istanbul si fa perdonare.
Parto dal Sunrise Hotel e attraverso l’Ippodromo alla mia destra imponente mi sommerge con la sua ombra la Moschea Blu, centinaia di turisti mi sfiorono, giro a sinistra per Divanyolu Caddesi e continuo, qui siamo a Sultanahmet e di sabato è piena di gente. Gente di tutto il mondo. Continuo supero la Colonna di Costantino (in turco Çemberlitaş) imponente e maestosa, oggi prigioniera di giganteschi anelli di ferro, mi infilo in Biley Ciler e mi ritrovo nel caso del Bazar, devo comprare delle cose, le trovo ed esco intontito dalla confusione.
Proseguo verso Piazza Beyazit, la mia piazza preferita di Istanbul, davanti a me sorge l’arco dell’Università di Istanbul a sinistra Il Museo della Calligrafia a destra la bella moschea Beyazit Camii, mi tolgo le scarpe ed entro… è bellissima, dei bambini corrono sui tappeti e giocano.

Esco e percorro tutto il perimetro della Istanbul Universitesi fino alla Moschea del Solimano, è pieno di gente, il muezzin canta, io non entro me la guardo da fuori è stata costruita tra il 1550 e 1557 dal grande architetto Sinan e a sorpresa in una stradina adiacente alla moschea mi ritrovo davanti la sua tomba, piccola e nascosta, lui il costruttore delle più belle moschee al mondo… è seppellito qui dietro una piccola grata, all’ombra della grande moschea.

Scendo verso il Corno d’oro per Fetva Yok, una via, non ci crederete, dove ci sono solo negozi di fibbie per cinture…
Mi ritrovo a camminare nel Küçük Pazar un bazar molto popolare e poco turistico, è molto grande e labirintico, voglio arrivare alla Chiesa del Cristo Pantocratore uno dei più importanti monasteri bizantini trasformata in moschea nel 1453, ora si chiama Zeyrek Camii, attraverso l’Ataturk Bulvari e mi ritrovo nel quartiere Fatih mi arrampico su stradine ripide ma incontro una zona della città molto povera, estremamente povera, dopo un pò torno indietro, un po’ triste di quello che i miei occhi hanno visto.
Vado giù verso il grande incrocio Uskuplu Mescidi e mentre sono su una sopraelevata vedo un incredibile negozio di dischi “Hey piak” in una zona fatiscente, vende solo vinili e audio cassette. Lo vedete qui nella foto…

Costeggio il Corno d’oro e passo vicino alla bellissima Moschea di Rustem Pasa e attraverso il ponte di Galata, c’è tantissima gente, salgo con la funicolare verso il piccolo ristorante di cui non so il nome.

Dopo pranzo riparto e mi tuffo nel fiume di persone che cammina in Istikal Caddesi, mi fermo al Borusan Art Center Istanbul un nuovo spazio di Arte Contemporanea, alto 5 piani. E’ un bel posto, c’è una mostra “What I Love: Third Show”, mostra di artisti turchi che hanno fatto una residenza, lavori di ottimo livello, il migliore Gökce Süvari con un bellissimo lavoro sulla sua permanenza ad Atene.

Faccio un giro per le librerie, la più bella è Pandora… Mentre torno alla funicolare noto in una libreria una nuova rivista di fumetto dal titolo “Bayan Yani“, una rivista di fumetto che parla di donne fatta da donne, sia disegnatrici che giornaliste. La rivista è molto bella è diretta però da un uomo, il grande disegnatore Tuncay Akgün, la rivista è edita sempre dal gruppo LeMan. Questa rivista è una idea meravigliosa… quasi quasi la faccio anche io in Italia. Domani si torna a casa.

Le nuove uscite della casa editrice LeMan:


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Guardo cerco di capire…

Istanbul è un formicaio di persone che si muovono incessantemente. Si muovono aspettando il prossimo terremoto… così mi hanno detto in molti.
La città si può spaccare da un momento all’altro è già successo, ma loro continuano a ricostruirla incessantemente, rendendola sempre più affascinante.
Salgo con la funicolare Tunel fino al quartiere Taksim, cammino velocemente, faccio parte del formicaio. Sono diretto nell’unica libreria di fumetto di Istanbul, GON, entro sperando di trovare un nuovo fumetto turco, diverso da quello che avevo conosciuto molti anni fa dove il capostipite era la rivista LeMan.
Guardo cerco di capire… oltrepasso la sezione di importazione americana.
C’è poco purtroppo, il nuovo fumetto turco tarda ad arrivare… Solo un libro mi colpise è  di “Kar, Kömür, Keder” di Tuncer Erdem, della casa editrice Yapı Kredi Yayınları un libro che alterna pagine scritte alle pagine disegnate. Una storia di Neve, carbone e dolore…

Essendoci molto fumetto americano e inglese c’è anche la versione di Coltrane di Paolo Parisi edita in in Inghilterra è bello vederla qui.
Mangio alla Mimar Sinan Fine Arts University e poi vado con il tram a Eminönü, voglio tornare al Museo Archeologico, un posto un po’ magico per quanto mi riguarda, la mia vita deve molto a questo luogo. Passeggio al suo interno come una persona al parco, riguardo le cose che conosco, fino a che non entro in alcune sale nuove… e vedo questi meravigliosi sarcofagi e penso che l’arte è bellezza.


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From Konstatiniyye to Istanbul

Piove. Ebbene si questo è il viaggio della pioggia.

Mi muovo tra la gente, e attraverso il Corno d’Oro su un tram serpentino. Mi fermo a Karakoy e salgo a piedi per Galip Dede Kaddesi la via dei negozi musicali è molto faticosa e ripida, in cima c’è il Mevlevi Tekkesi il monastero dei Dervisci rotanti Mevlevi. Mi dirigo verso il Pera Muzesi è il mio obiettivo, per andarci si passa accanto al famoso Pera Palace un albergo leggendario costruito per i passeggeri dell’Orient-Express, sono stati suoi ospiti: Agatha Christie, Greta Garbo, Ataturk e tanti altri…

Sono già stato altre volte in questo museo è molto bello e soprattutto c’è il quadro più famoso di Osman Hamdi, oggi voglio vedere due mostre temporanee che sono state allestite: “From Konstatiniyye to Istanbul” e “Sultans, Merchants, Painters The Early Years of Turkish – Dutch Relations”… Iniziamo dalla seconda, la mostra è stata realizzata per festeggiare i 400 anni di amicizia tra il popolo olandese e quello ottomano e poi turco, la sezione più interessante è quella sull’arrivo del tulipano in Olanda.

La prima mostra è più interessante, vedere come era il Corno d’oro nei primi anni del ’900 è emozionante, si può immaginare in queste foto in bianco e nero il colore e la luce che ci doveva essere tra le case di legno e la vegetazione. Quello che però più mi colpisce sono i bambini che compaiono in alcune foto, così belli ed eterei. Sarebbe stato bello passeggiare in mezzo alle persone di queste fotografie.

Esco felice con gli occhi pieni, mi dirigo verso una libreria, la famosa Robinson Crusoe Bookshop è piena di pubblicazioni internazionali e libri d’arte e design, noiosa. Molto più interessante la Denizler Kitabevi sempre su Istiklal Caddesi, con libri antichi e mappe della città.

Mangio benissimo con 7 euro poi scendo verso Sultanahmet per andare al bagno turco il Çemberlitas, dove non sono mai stato, si dice che sia stato costruito nel 1584, mi stendo sotto la cupola stellata e mi faccio cambiare la pelle come un serpente da un vecchio baffuto, con una forza impressionante. Mi toglie gli scarafaggi dal corpo.

Quando esco fiocchi di neve scendono dal cielo.


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Istanbul Modern e altro ancora…

Il cielo si alza le nuvole si aprono, il sole esce, solo per qualche istante. Questa è Istanbul stamattina.
Mi alzo tardi e volo verso l’Istanbul Modern, uno dei musei di arte contemporanea della città, il tram ci arriva velocemente, fermata Tophane.
Per entrare si attraversa un parcheggio è una strana entrata. Sono già stato qui varie volte, conosco la strada.
All’interno ci sono varie mostre, la prima New Works, “New Horizons”, già vistra molti anni fa, un percorso per conoscere l’evoluzione dell’arte turca dall’ottocento in poi.

Una selezione di artisti dalla Biennale di Istanbul di cui segnalo Jennifer Steinkamp con i suoi alberi digitali, Murat Akagündüz con i suoi paesaggi di Ankara il bel video di Kutluğ Ataman sulla Cypro turca e soprattutto Hale Tenger con un bellissimo video “Beyrut“.

Al piano di sotto c’è la mosra “After Yesterday” sulla fotografia moderna turca, che mi fa addormentare dalla noia, ma la sorpresa viene dalla mostra “La La La Human Steps” con una selezione dell’ottima collezione del Museo Boijmans Van Beuningen. Dove potete vedere ed ascoltare il meraviglioso video “White House” di David Claerbout che mi ha emozionato, il coinvolgente “The revival of the snake” di Yang Fudong, il complicatissimo ed inquietante disegno di Peter Feiler “What is still miscing” e soprattutto i video e la foto di Cyprien Gaillard il cui video “Desniansky District” è sorprendente…

Lascio in fretta il museo devo pranzare all’Accademia Sinar Mimam con Ayşegül e Leyla e sono in ritardo. Nel pomeriggio devo fare l’ultima lezione del workshop di fumetto, i ragazzi hanno lavorato moltissimo e sono molto bravi. Finisco presto esco dall’Accademia e salgo fino a Beyoğlu, tantissime gallerie d’arte sono fiorite in questi anni, una volta si andava a Londra adesso si deve venire a Istanbul per vedere così tante gallerie. Mi fermo per poco ad una fumetteria, tornerò nei prossimi giorni per studiare il nuovo fumetto turco.

Vado ad una mostra nello spazio espositivo della Banca YapiKredi dove ci sono sempre delle ottime mostre, anche questa volta è così, c’è la mostra del disegnatore Ali Cabbar  “Kirmizi Koridor” curata da Başak Şenova, ottimo artista da tenere d’occhio. Poi vado nel nuovo spazio, gigantesco, SALT Beyoğlu Fondazione Garanti, un bel posto un po’ troppo fighetto ma interessante, vedo un bel lavoro di Leyla Gediz “N’aber” e una bellissima parete sulla Fiat.
Scendo a piedi fino a Karaköy e prendo il tram, un piatto di Manti prima dell’Hotel.


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La figlia bastarda di Istanbul, Ravenna.

Il vento mi taglia la faccia.

Cerco di mimetizzarmi tra i turchi, impossibile, si accorgono sempre che sono italiano… Forse è il mio giubbotto da fighetto da meno quaranta gradi che mi smaschera, loro non sembrano soffrire il freddo. Non sembrano infastiditi dalla pioggia. Io si, io odio la pioggia. Mi faccio un cappuccino e sento il cameriere dire, un cappuccino per un italiano…. forse esiste anche un cappuccino per un tedesco, oppure per uno svedese… comunque è buono. Prendo il tram e in 10 minuti sono in Accademia, oggi 8 ore di workshop. I miei alunni turchi mi danno moltissime soddisfazioni, sono veramente bravi. Fanno parte del Dipartimento di Graphic Design, ogni anno tantissimi fanno l’esame per entrare in Accademia ma solo 20 possono entrare, l’esame è molto difficile e quindi questi ragazzi sono molto bravi. Per frequentare non pagano nulla, paga lo stato. Fuori il Bosforo è agitato si alzano le onde, i battelli dondolano esausti.

Verso le 17 del pomeriggio torno verso il mio hotel, prima mi fermo in un negozio di Belle Arti dove compro le meravigliose penne da calligrafia (Artline ErgoLine e Edding) in Italia non si trovano, sono meravigliose.
Esco verso sera con l’intenzione di mangiarmi un Iskender Kebab un piatto della città di Bursa.
La città è sferzata dal vento, poche persone in giro, quattro ragazzi giocano a calcio nel buio sotto l’obelisco di Teodosio.
Io che sono cittadino della figlia bastarda di Istanbul, Ravenna, mi sento uno straniero a casa.


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I gatti fanno parte dell’Accademia

Dormo in un silenzio assoluto interrotto solo dal Muezzin della Ahmediye Cami (Mosche azzurra), l’hotel dove mi trovo è proprio sotto alla grande moschea.
Devo andare al primo incontro che devo tenere all’Accademia Mimar Sinan, devo prendere il tram e scendere a Findikli. Entro sentendomi uno straniero, mi ritrovo nel classico ambiente accademico, molto simile a quello italiano, l’unica differenza è che fuori dalle finestre si vede il Bosforo e non è poco.

Questa accademia è stata fondata da Osman Hamdi l’artista turco di cui sono un grande ammiratore, tanto che con Elettra abbiamo fatto un libro su di lui L’ammaestratore di Istanbul.
Da un catalogo che mi fanno vedere posso notare che l’Accademia è stata spogliata del suo fascino ottomano ma c’è comunque una bella atmosfera.
L’assistente e un ragazzo che mi farà da traduttore mi accolgono, sono molto gentili. Mi accompagnano all’aula e per tre ore spiego il mio lavoro e faccio disegnare i ragazzi. Sono quasi tutti del primo anno di Graphic Design più qualche intruso curioso, un gatto assiste alla lezione, è una tradizione mi dicono, i gatti fanno parte dell’Accademia. All’interno ci sono due ristoranti e una mensa tutti affacciati sul Bosforo.

Ci salutiamo dandoci appuntamento al giorno dopo. Fuori il diluvio continua, ma comunque vado a piedi voglio rivedere e annusare alcune vie che già conosco e rivedere la Moschea Nusretiye che mi è sempre piaciuta molto, continua a camminare fino al ponte di Galata ma poi riprendo il Tram, piove troppo. Il freddo non scherza, circa 1 grado. Torno in Hotel mi devo preparare per domani.


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Mi lascio la primavera alle spalle.

Succede che all’improvviso ti trovi ad Istanbul, da solo.
Basta poco, prendi un treno, un aereo e una metropolitana. 7 ore di viaggio in tutto.
Mi lascio la primavera alle spalle e mi ritrovo in un inverno gelido, la pioggia mi bagna e fa male, tutti corrono e si riparano come meglio possono.

Istanbul mi dice che lei è sempre bella anche con il grigio del cielo che la circonda. Sfreccio in trenino chiamato metropolitana, le donne sono tutte diverse, truccate, imbacuccate, sfrontate, arroganti e gentili. Gli uomini sono trasandati e mi guardano strafottenti, pensano “Anche se hai la barba sei sempre uno di loro” e mi sento diverso. Ma non mi importa, in questa città l’energia ti penetra nelle ossa e nel cervello, tutto sembra possibile.

Sono stato tante volte qui, ma mai solo, sono abituato a vedere questa città nel riflesso degli occhi di Elettra, questa volta dovrò guardare direttamente e non so se ce la farò. Tutte le altre volte sono stato qui per vacanza, come turista. Per la prima volta sono qui per lavorare. Devo tenere un workshop di tre giorni alla Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi l’Accademia di Belle Arti fondata da Osman Hamdi, cosa avrebbe detto mia madre se fosse ancora viva? “Ma lo sanno che non lo puoi fare?”. Forse avrebbe avuto ragione, parlare di fumetti nella aule di Osman è un po’ un sacrilegio, un affronto bello che buono. Lui avrebbe capito, come mia madre, che io non posso fare queste cose, che sono un truffatore, un millantatore, che disegno senza saper disegnare… mi avrebbe scoperto guardandomi negli occhi, avrei pianto di felicità e finalmente avrei potuto essere chi sono veramente.

Ho dormito come un bambino stanco, esaurito, poi sono uscito sotto la pioggia per assaporare per un attimo le voci delle moschee, la pioggia era troppo forte, sono dovuto rientrare… devo aspettare la mattina e stare attento che non mi scoprano.


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