Gianluca Costantini | BEIRUT . 2011

Il male è in Beirut

Beirut è un mosaico di cemento, un continuo rumore di cantieri, una fila interminabile di automobili rumorose, l’odore della guerra è nell’aria, il male colpisce tutti, il dolore è nel sangue della gente.

Torno a casa.


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Mi risveglio dalle urla di un pazzo…

Oggi è il giorno dell’inaugurazione, sono le dodici, Riccardo viene a prendere i bagagli. Io e Vito andiamo a piedi fino al Safi Gardens nel quartiere Gemmayzeh. E’ uno strano posto questo Safi Gardens, mi sembra di essere circondato da persone che scappano dal loro paese, esiliati volontari, autistici sociali.

Montiamo la mostra, ci siamo solo noi italiani. La mostra viene bene.
Alle 18.30 c’è l’inaugurazione, io sono sempre nel mio animo negativo da inaugurazione, la mia vita è stata una inaugurazione continua forse è ora di farla finita, ma credo sia impossibile.
Arriva molta gente. Anche italiani… e altri disegnatori di Beirut. Passano molte ore. Dormo a casa di Riccardo, mi risveglio dalle urla di un pazzo…
Un articolo uscito sul quotidiano alakhbar di Beirut www.al-akhbar.com/node/25029

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Mi sento sempre osservato, ovunque mi trovo…

Mi alzo tardi e vado con gli altri a preparare gli albi per l’inaugurazione. Casa di Tony e Karma, loro non ci sono, io cucisco con il filo i libretti. Tutto è preparato artigianalmente. Verso le 17 esco, la città mi attira.

Attraverso una bellissima zona che si chiama Achrafieh, la via si chiama Rue Sursock che prende il nome da Nicolas Sursock appartenente ad una delle famiglie più importanti e ricche di Beirut nel ’900.
Tutto è affascinante e ti fa immaginare la Beirut prima della Guerra civile.
Vado a piedi fino all’Hotel Le Bristol, c’è una manifestazione con bandiere arancioni del Movimento cristiano patriottico di Aoun, tutto è bloccato.
Mi sento sempre osservato, ovunque mi trovo…
Alla sera ceno al ristorante “Le Chef”, ristorante tradizionale poi l’ultima notte in Hotel.

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Beirutopia

Oggi dovevo andare da Tony e Karma per fare una stampa, ma ieri sera, Nadim, mi ha proposto di andare a Tiro in auto. Il viaggio per me supera ogni indecisione, la scelta è fatta.
Alle undici arriva e ci inseriamo nel traffico di serpente.

Il tragitto per un occidentale può essere traumatico, un viaggio di un’ora diventa faticoso come uno di dodici. Attraversiamo Saida, è gigantesca, lo smog mi entra nel cervello, sono ipnotizzato da quello che vedo, non parlo e non riesco nemmeno a fare foto.
Vedo i caschi i blu sui loro blindati, era dal 2000 quando andai a Sarajevo che non li vedevo.
I cartelli indicano “Palestina”, ci avviciniamo a Tiro, il confine è vicino, tutto diventa verde, bandiere verdi, Islam…
La città di Tiro fu coinvolta nella Guerra civile libanese del 1975 e poi venne occupata dagli israeliani, durante la quale andò organizzandosi la resistenza armata del gruppo radicale Hezbollah.
Ci rechiamo alla “Zona 3″ (Al-Bass) dove si trovano una impressionante necropoli, un arco trionfale e l’ippodromo romano più grande e meglio conservato del mondo.

Attraversiamo Tiro, il consueto caos, ma non ci fermiamo, andiamo verso il mare, sotto ad un cimitero cristiano c’è una baracca chiamata ristorante.
Il mare è grosso, onde altissime, è vietato andare sulla battigia per il risucchio della corrente. Ci prepariamo un tavolo, chiedo un thè al cameriere, mi guarda storto. Nazim mi dice che qui nessuno beve un thè prima di pranzo. Tipi strani mangiano e giocano a carte, una bionda straniera da sola si fa ammirare dai tipi, è in costume…
Mangiamo pesce, cotto al momento, è buonissimo, lo fotografo per far ingelosire Elettra. Faccio un disegno e per un attimo mi sembra di essere in Portogallo.

Nadim mi porta a vedere le grandi spiagge e l’hotel dove spesso viene in estate.

Poi partiamo, stavolta faccio foto e video, chiedo se mi porta a vedere Sabra e Shatila (Ṣabrā e Shātīlā), vedo solo l’ingresso… mi basta.

« Nella mattinata di sabato 18 settembre, tra i giornalisti esteri si sparse rapidamente una voce: massacro. Io guidai il gruppo verso il campo di Sabra. Nessun segno di vita, di movimento. Molto strano, dal momento che il campo, quattro giorni prima, era brulicante di persone. Quindi scoprimmo il motivo. L’odore traumatizzante della morte era dappertutto. Donne, bambini, vecchi e giovani giacevano sotto il sole cocente. La guerra israelo-palestinese aveva già portato come conseguenza migliaia di morti a Beirut. Ma, in qualche modo, l’uccisione a sangue freddo di questa gente sembrava di gran lunga peggiore » 

Elaine Carey scrive sul quotidiano Daily Mail del 20 settembre 1982

Verso le 20 vado alla mostra di Randa Mirza “Beirutopia”, stessa tipologia di facce da inaugurazione… mi annoio. Poi si va a cena.


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Fumetto e politica

Perdersi nella città senza meta, sguardi, donne velate, rom, traffico e clacson.
Grattacieli spettacolari.
Continuare a camminare… bisogna veramente corteggiarla questa Beirut per farsi amare da lei ma è una che fa la difficile.

La sera esco con un amico libanese, Nadim Tarazi, parliamo di fumetto e politica, il discorso perfetto.

Chi è Nadim Tarazi? E’ stato il librai dell’unica libreria per fumetti di Beirut per molti anni, esperto di editoria per ragazzi è fondatore nel 2002 della Maison du Livre di Beirut una associazione per la promozione del libro e della lettura.
La Maison du livre organizza mostre a livello locale e partecipa a fiere internazionali, pubblica una rivista critica sulla letteratura per l’infanzia e si occupa di formazione professionale nell’ambito librario, di formazione continua e ha attivato un master professionale presso l’università Saint-Joseph di Beirut. Insomma un personaggio interessante.
Lo conobbi per caso una sera a Bologna grazie ad una amica comune e da li nacque la mostra che curai con Elettra per Komikazen “Cedri a fumetti: disegnatori dal Libano”.
Prima di tornare passeggiamo nella “Corniche” di notte.

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Una giornata calda

Dormo fino a tardi e attraverso la città, camminando.
Oggi Beirut è come deve essere, caotica, inquinata e arrogante. Sudo.
Mi immergo completamente in lei.

Oggi nuovo posto, si chiama Plan Bey è un appartamento al 7 piano. Qui si stampano i libri per la mostra di venerdì.
Succede poco.
Faccio un disegno per una stampa che poi non si farà…
…torno all’hotel, l’autista mi frega. Sul telefono leggo notizie inquietanti dall’Egitto e Sirya. Parlano anche del Libano.

Esco e mangio da Atyab Lémeh, domani spero in una giornata più piena. In hotel disegno questo:


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Sono qui per disegnare

Suona il telefono ore 7.30, un errore…
Cerco di dormire, mi alzo.
La città fuori mi aspetta, è domenica, calma irreale, in taxi scendo nel quartiere Jeitaqui per andare al Kahraba Collective. Oggi sono qui, si deve disegnare, sono qui per questo. 4 italiani e 4 libanesi: Jana Traboulisi, Paper Resistance, Barrack Rima, Gianluca Costantini, Fadi Adleh, Allegra Corbo, Hala Dabaji, Vito Manolo Roma. Il mio compare libanese è Barrack Rima è nato nella Tripoli del Libano, ma vive a Bruxelles. Io non parlo inglese ma dopo un breve momento di esitazione ci capiamo benissimo. Gli propongo di disegnare contemporaneamente nello stesso foglio, ci sta, mi propone di camminare per strada e disegnare, ci sto.
1. Disegno

Seduti per terra disegniamo una casa semi distrutta, ci sono ancora i buchi nei muri della guerra civile, funziona disegnamo nello stesso modo, siamo la stessa mano.

2. Disegno

Un distributore di benzina con al centro un albero, il benzinaio viene a vedere incuriosito.

3. Disegno

Andiamo al porto. Primo disegno un parcheggio di camion, il disegno mi piace a Barrack no.

4. Disegno

Grande vista sul porto, centinaia di container e tantissime gru, all’orizzonte il mare. Il sole ci sbatte in faccia, le mosche ci infastidiscono.

Torniamo al Kahraba Collective, per la strada facciamo molte foto. La più interessante è questa:

Un graffito a fumetti, l’autore sembra chiamarsi Obéz. Allo studio tutti stanno lavorando, è molto caldo, sudo molto. Io e Barrack guardiamo i disegni e dopo un po’ decidiamo di uscire ancora.
5. Disegno

Lo chiamiamo “Diavoli Tower”, prospettiva esagerata. Delirio architettonico

6. Disegno

Seduti in un parcheggio molto polveroso, disegniamo una casa bellissima da cui viene la musica di un pianoforte. Attorno grattacieli minacciosi.

7. Disegno
180° di visuale, Mercedes Taxi formato rottame.

C’è molta pace.

Torniamo dagli altri e lavoriamo sui disegni con china nera diluita e montaggi in Photoshop, questi sono i disegni definitivi e l’ultimo è quello scelto per la pubblicazione.


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Good Morning Beirut!

Taxi. Partenza alle 5.30 del mattino… 150 km orari in tangenziale.

Bologna – Roma 1 ora di aereo. Roma – Beirut 3 ore di aereo.
Il caldo mi avvolge, dopo una Bologna fredda e piovosa, una Golf nera guidata da Riccardo mi fa attraversare Beirut. É più calma del solito. Arriviamo nel quartiere maronita vicino alla Chiesa armena, ci facciamo un caffè nel suo appartamento. La moto del barbiere sotto casa è decorata con croci naziste.
Poco dopo ci troviamo al Rawda Caffè sul mare, dove un Luna Park decora un paesaggio di palazzi disordinati. Tre persone ci aspettano.
Mangiamo guardando militari nella loro zona privata fare tuffi in un mare sporco.
Riccardo ci porta all’Hotel le Bristol, 5 stelle e li vale tutti.
Cerco di creare una connessione, non ci riesco, cerco di dormire, non ci riesco.

Decido di andare a piedi fino all’indirizzo dell’appuntamento serale,  “Tabaris Street”, cammino, è lunga, è buio, mi sento impaurito senza motivo tra casa diroccate, palazzi di ricchi, banche, SUV, guardie giurate e donne inavvicinabili. Cammino. Mohammad Al Amin Mosque alla mia destra, militari seduti sotto una tenda al centro di un parcheggio, mi arrotolo in vie e telefonate per trovare la casa. La trovo, secondo piano, casa di Sophia. Una cena un po’ di chiacchiere, poi sfreccio su una Mercedes scassata attraverso questo Luna Park che chiamano Beirut.


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…sentire gli odori di Beirut.

Sono in partenza. Sabato mattina alle 7.05 l’aereo mi porterà a Beirut, ci sono già stato due anni fa, all’incirca. Ero stato invitato insieme ad Elettra ad esporre il mio libro L’ammaestratore di Istanbul al Festival del fumetto.
Ero molto emozionato per quel viaggio, perché non ero mai stato in un posto simile, avevo solo disegnato molto negli anni prima immaginando salgariamente un mondo che non conoscevo. Piombai lì e la città mi diede un bel pugno nello stomaco.
In questo nuovo viaggio cercherò di capire il perché l’altra volta venni schiacciato da quello che vidi, cercherò di camminare di più, vedere di più di sentire gli odori delle persone.
Sono stato invitato da Riccardo che ormai vive a Beirut da alcuni anni, ci sarà una esposizione e si lavorerà insieme ad alcuni disegnatori libanesi che non conosco.
La mostra si terrà il 14 ottobre al Saifi Urban Gardens in Pasteur Street – Gemmayzeh, e si intitola Doppio Senso / Tarik Mouzdawej.
Intanto qui sotto potete vedere il fumetto che realizzai due anni fa al mio ritorno dal Libano, pubblicato successivamente sulla rivista Internazionale.
Nei prossimi giorni vi aggiornerò su tutto quello che farò.
…sentiremo gli odori di Beirut.

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