Gianluca Costantini | Opus Quotidianum


2009 | Mosaic | Opus Quotidianum  a cura di Sabina Ghinassi Mosaici realizzati dallo studio KOKO Mosaico su disegni di Gianluca Costantini. Esposti alla Galleria Mirada a cura di Sabina Ghinassi e al Urban Superstars Show Contemporary Art Festival a cura di David Vecchiato, MADRE Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina, Napoli.


Al Aqsa mosque
mosaico su lastra termoisolante , 2009
cm 56,5x77x6,5

Vorrei incontrarti
mosaico su lastra termoisolante , 2009
cm 54x77x4



Con i quattro lavori che Gianluca Costantini presenta a RavennaMosaico ci troviamo di fronte ad un curioso gioco degno di un trickster dell’arte. Chi conosce il suo percorso artistico ama l’inequivocabile talento dell’illustratore, la satira amara e pungente, sempre sintetica, il tratto grafico tagliente ed espressivo, ma, magari, non sa nulla delle trascorse esperienze musive, culminate in una serie di piccole opere-icone in micro mosaico diventate, per gli amanti del genere, oggetto di culto. Ora, diversi anni dopo, Costantini è tornato al mosaico con una verve di grande forza che riannoda le fila con quelle prime icone e le unisce consapevolmente alla sua poetica attuale, al suo gesto, alla sua riconoscibilità stilistica. Può esserci un mosaico che racconta una riflessione critica sul nostro tempo? Un gesto meditativo che rispecchia l’addensarsi di un pensiero, di un’immagine che diventa tarlo, che è scomoda e respingente per la nostra coscienza collettiva, un gesto che riesce a tagliare con mano dolce e crudele al tempo stesso quell’immagine e a riempirla di un senso vero, reale, definitivo?  Sicuramente è una scelta scomoda, un po’ fuori dal coro di questi giorni assai narcisistici. Ma di queste scelte Costantini ne fa in continuazione e, quindi, perché non osare un azzardo, in direzione non molto glam, almeno sulla carta? Una direzione che racconta ancora una volta l’attualità e le possibilità infinite del mosaico e lo fa in modo nuovo e sorprendente, pur non perdendo (ma questo vale anche per la sua attività di disegnatore) l’eleganza. Così sono nati i lavori in mostra: non sono “ le tavole” di Gianluca tradotte in mosaico, ma un mosaico di Costantini, pensato e realizzato in team con i ragazzi, bravissimi, di Koko Mosaico. Lasciandoci alle spalle le polemiche da ordine della beccata sul mosaico eseguito da cartoni e sulla lotta artista-mosaicista esecutore, ormai tanto imbarazzanti quanto arcaiche (qualcuno si è mai posto lo stesso problema davanti ad una delle ceramiche di Giosetta Fioroni realizzate dalla Bottega Gatti di Faenza?), ci troviamo di fronte a qualcosa di innovativo e, perché no, anche di bello, piacevole esteticamente ed armonioso. Nessuna traduzione rigidamente a plàt, ma una curiosa tridimensionalità data da superfici sfalsate che “raccontano le figure”, come pure le orditure e la scelta dei materiali, gli interventi grafici, la sintesi ed il dettaglio cromatico, materico, di texture, sempre calligrafico, quasi impercettibile, ma in grado di costruire il senso generale.  Sono quattro storie diverse: un bambino che fugge da una palla; un soldato che picchia  con il manganello un manifestante; un uomo ucciso dal volto insanguinato; una donna sensuale che si offre languidamente a qualcuno. Quattro immagini che diventano exempla della nostra contemporaneità: un bambino che corre con un’espressione attonita ed impaurita, un bambino che può giocare, in tante parti del mondo, con una granata e morire, così, in un attimo in mezzo ad una strada polverosa o in un campo d’erba; un corpo a terra che può appartenere a qualsiasi vittima innocente di una delle nostre mille barbarie – a noi la scelta -; la brutalità della forza e del sopruso di un grande soldato che minaccia con un enorme manganello un civile e, dulcis in fundo, un languido nudo femminile, in posizione prona, degno delle migliori fantasie maschili in tempi di escort, dominati da un concetto di donna mercificato, patinato, bombardato da botox e filler vari, dai 15 ai 65 anni.
Ma queste sono didascalie in fondo non necessarie per i lavori di Costantini.  Per lui, il primo elemento resta sempre l’immagine d’insieme, quasi le tessere ed il gesto servissero da medium per ricomporre, criticamente e lucidamente, come in un grande affresco, il nostro hic et nunc attuale, l’axis mundi di una  società che ci sforziamo di ignorare o alla quale siamo ormai tristemente abituati. E per raccontarlo, con un sorriso intriso d’amarezza. (Sabina Ghinassi)


In HOT XXX
mosaico su lastra termoisolante, 2009
cm 52x78x4

James Miller
mosaico su lastra termoisolante, 2009
cm 55x77x6,5



GIANLUCA COSTANTINI

Mosaicista di formazione, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna in Decorazione: proprio l’aspetto fortemente decorativo, che riprende la bidimensionalità del mosaico bizantino e l’ambientazione notturna delle scene, costituisce la sua prima cifra stilistica.
Comincia a pubblicare nel 1993 su Schizzo dove compare una storia scritta da Scianamé, L’ultimo appuntamento. Nell’anno successivo compaiono sue illustrazioni su Il Manifesto e Neural, nonché altre due storie brevi sulla rivista allora edita dall’Arci. Da allora sue illustrazioni sono apparse in numerosissime pubblicazioni editoriali, copertine di libri, produzioni musicali e materiali editoriali.
Nel 1995 inizia la collaborazione con lo sceneggiatore Giovanni Barbieri, con la storia breve Probabilità. Nel 1996 inaugura la collana Schizzo presenta, del Centro Fumetto Andrea Pazienza, con Animalingua. Il suo mondo è popolato di figure arcane, simbologie tratte con sciamanica casualità dalla tradizione giapponese, russa, da uccelli mitologici e da frasi evocative. Nel 1998 vince proprio per il fumetto il premio Guercino.
Alterna alla propria produzione, che si muove sempre nei confini labili di arte contemporanea, fumetto e illustrazione, iniziative culturali ed editoriali. Nel 2001 fonda il collettivo inguine, inizialmente un sito di sperimentazione del fumetto in internet. La sperimentazione è subito accolta con grande attenzione proprio dal mondo dell’arte contemporanea e inguine.net viene presentato in numerose mostre, tra cui la Biennale dei Giovani Artisti di Sarajevo del 2001 e vince tra gli altri il Premio Palinsesto nel 2004.  
Ma è nel 2006, con la pubblicazione del diario autobiografico Vorrei incontrarti (Fernandel edizioni) che il suo stile acquista un carattere più asciutto. L’aspetto fortemente decorativo e quasi orientale, lascia spazio ad un segno a linea chiara, in cui è lasciata alla scrittura la veste di decorazione. Un segno più gestuale e innocente, che apre le porte ad un mutamento anche nelle modalità di realizzazione delle tavole stesse. Il libro successivo, Diario di un qualunquista (Fernandel edizioni, 2007) raccoglie i disegni realizzati in tempo reale seguendo sulla rete gli eventi del mondo, raccogliendo con modalità di cut up immagini e parole di notizie magari passate velocemente in secondo piano, ma che sono effettivamente accadute e il cui spessore reclama una narrazione.
Sempre nel 2007 pubblica, su testo di Carnoli – Colombari, Ultimo, Storia di ordinaria guerra civile.Un libro che ripercorre con taglio fiction la misteriosa uccisione di Arpinati, gerarca bolognese, dopo la liberazione.
Il suo stile si libera, per modellarsi sulla base delle necessità narrative e la forma si adatta al contenuto, mostrando una molteplicità camaleontica di utilizzo delle tecniche e del segno.
Nel 2008 per la comma 22 esce L’ammaestratore di Istanbul, su testo di Elettra Stamboulis, diario di viaggio della coppia ad Istanbul sulle tracce dell’intellettuale e pittore ottomano Osman Hamdi. Nel 2009 è uscito invece Officina del Macello (Edizioni del Vento), sulla decimazione di S. Maria La Longa nella Prima Guerra Mondiale, il più grave episodio di rivolta e di uccisioni sommarie di cui abbiamo testimonianza nella Grande Guerra.
Il progetto Sangue in Algeria è stato invece realizzato per la galleria di fumetto contemporaneo di Perugia Miomao ed è stato esposto al Salon du Dessin di Parigi nel marzo 2009.
Le sue storie sono apparse in moltissime pubblicazioni all’estero, in particolare del circuito alternativo, tra cui Stripburger (Slovenia), Laikku (Finlandia), Babel (Grecia), World War III (Usa).

KOKO mosaico

A Ravenna, capitale del mosaico, Arianna Gallo e Luca Barberini, spinti dalla passione per l’arte e dalla voglia di fare mosaico, hanno fondato il loro laboratorio artigianale. Qui le tecniche antiche si fondono con progetti ed idee contemporanee, creando un ponte tra passato e presente.
Koko mosaico realizza mosaici di elevata qualità, in quanto utilizza i migliori materiali presenti sul mercato garantendo ai propri manufatti una lunga durata nel tempo.
Il mosaico può essere utilizzato in architettura come rivestimento di superfici murali e pavimentali, di interni e di esterni, adatto anche in piscine, fontane e superfici tridimensionali.
I mosaici vengono creati mediante l’utilizzo di tessere policrome, di marmo, di pietra, di smalto (pasta vitrea) e d’ oro, tagliate e posizionate a mano una ad una danno vita a manufatti unici che permettono alla luce di riflettersi in modo da creare una preziosa danza cromatica.


Download
Pieghevole della mostra alla Galleria Mirada di Ravenna
info: Galleria Mirada - Libreria interno 4
Via Mazzini n.83
Tel ++39 0544 217359 / Fax ++ 39 0544 213412
info@mirada.it www.mirada.it
pieghevole.pdf
Adobe Acrobat Document 4.1 MB