Gianluca Costantini | DECORATION OF EXISTENCE > Critical Text


2002 | Fabiola Naldi, Voi siete e in un caso o nell'altro non scappate, catalogo della mostra, Bologna, Studio Mascarella

 

“Credi di poterti ritrovare in sguardi tranquilli, ci guardammo, forse per duo o tre secondi, poi voltasti la schiena scendendo per le stesse scale” ovvero L’ASCESA ORIZZONTALE DI GIANLUCA COSTANTINI 

 

In una ipotetica e rinnovata edizione della Settimana Enigmistica le tavole di Gianluca Costantini potrebbero essere concettualmente collocate all’interno della sezione “rebus da risolvere”, ovvero l’apoteosi di un intricato tranello dove risolvere l’enigma significa decifrare l’apparente caos interno che l’ideatore ha volutamente disposto bidimensionalmente tra piani e sequenze intrecciate. 

Ma niente paura, nessuna destabilizzazione, che si abbandoni lo sconforto del recuperare l’immagine o il soggetto di partenza; il rebus in realtà si autodistrugge nell’istante stesso in cui la percezione dell’immagine realizzata viene addomesticata dall’attenzione e dalla curiosità dell’osservatore. 

Niente viene oscurato o mistificato da altre “anomale illustrazioni e rivisitazioni”: l’intenzione icastica voluta dall’artista è già contenuta nella griglia strutturale del disegno in parte realizzato manualmente e successivamente rielaborato digitalmente. 

Gianluca Costantini non ha abbandonato un percorso stilistico iniziato nel rassicurante mondo del fumetto e dell’illustrazione, ha solo operato concettualmente in un’ulteriore dimensione più sofisticata, più tecnicamente avanzata, adoperandosi e divertendosi in una griglia decorativa data per rielaborazioni matematiche e geometriche che è il software base di rielaborazione grafica contenuto in  un qualsiasi computer.

Il recuperare simbologie antiche, icone provenienti da lontane culture oppure il riesumare una particolare “ideologia grafica” propria dei maestri inglesi del secondo Ottocento come William Morris e i suoi “Arts and Crafts” è rimasta ma l’ulteriore avanzamento stilistico ci viene proposto dall’affiancamento di un supporto extra artistico come il digitale che mai come in quest’ultimo periodo è divenuto il leit motiv di tante ricerche. 

Gianluca Costantini si è affidato all’iniziale conversione anarchica che detiene il modulo digitale; il potere camuffare, capovolgere, sovvertire ogni regola icastica di una qualsiasi elaborazione manuale in nome di una raggiunta e rinnovata libertà non dimentica, però,  il modulo di partenza, il gene figurativo dal quale, anche in questo caso, parte con una nuova forza propulsiva il mondo “surreale” di Costantini.

L’iniziale ordine iconografico distribuito ordinatamente pervade la griglia bidimensionale di questa nuova serie di pannelli dati per brandelli, macro tasselli di un’unica immagine che uniti non necessariamente devono ricostruire una precisa figurazione ma che sicuramente affiancati in una dinamica e logica installazione aiutano lo spettatore a “riordinare” la percezione d’insieme.

La tecnologia aiuta ancora più tale “presa” concettuale di un’iconografia resa, in questo caso, per particolari, per micro tessere funzionali a un distacco visivo voluto e ordinato dall’artista che ne calibra, proprio mediante l’uso del computer, ogni successiva rielaborazione visiva.

La seduzione di una spiccata decorazione (volutamente amplificata anche nei titoli dei lavori), mai concepita come limite kitsch o “sovraccarico narrativo”, pervade ancora la struttura  dinamica di una riflessione, in questo caso, distaccata e raffreddata dall’uso di un supporto cromatico bianco nero e da una ossatura tecnica realizzata in lambda, ovvero una foto fusa fra plexiglass e alluminio.

L’apparente caos lentamente svanisce in favore di un ordine interno, di un dialogo fra i brandelli di antichi simboli come il pesce, il fiore, o l’organo maschile intesi sempre come progenitori di una forza in potenza pronta a scaricare la propria energia in una dimensione bidimensionale priva di atmosfera.

Ogni singolo frammento è schiacciato, pressato dalla scansionatura e dall’affiancamento asfittico di una sequenzialità data per accostamenti e sovrapposizioni di altri simboli aggiunti pronti a scardinare, ancora una volta, la tranquillità percettiva dell’osservatore. 

Se ne evince una ferma intenzione di distaccarsi da una narrazione figurativa a favore di un approfondimento del particolare e del desiderio di rendere protagonisti icone e simboli perlopiù segregati sul fondo dell’immagine di tante illustrazioni antiche o dei molti mosaici greco romani a cui spesso Gianluca Costantini fa riferimento.

A questo punto la rielaborazione alla seconda prende vita in un intricato intreccio di piani cromatici e formali che si avviluppano in una parete bidimensionale chiusa e impossibilitata a un eventuale e successivo dialogo esterno. Lo scatenarsi di nuove energie propulsive accade, comunque e sempre, all’interno di una rinnovata figurazione à plàt dove i segni multipli e le tracce madide di lontani ricordi e riferimenti si distaccano dall’idea convenzionale di un’illustrazione fumettistica per allinearsi a una concezione artistica rinnovata data per totale assenza di categorie e appropriazioni stilistiche.



2000 | Roberto Daolio, Cahiers du Triangle, catalogo della mostra, Bologna, Salonicco, Sant'Etienne, Istituto di Cultura Francese di Salonicco, Accademia di Belle Arti di Sant'Etienne, La Salara di Bologna.


Può essere curioso e interessante avvicinarsi al lavoro di Gianluca Costantini scegliendo e prevalendo uno dei suoi lunghi titoli-didascalia: “Squadra i mobili con lance mentre guardo l’Europa fuori dalla mia finestra, e vedo infatti, la polvere rossa schiarirsi.” Ecco descritta una situazione in bilico tra dimensione soggettiva (e narrativa) in divenire e sottile gioco linguistico, irto di rimandi possibili e di citazioni sottese.

L’immagine intrappolata in queste parole ci rimanda un universo di sovrapposizioni e di contaminazioni tra segni e disegni, colori e pattern, in una sorta di “dissolvenza” bloccata. Solo in un secondo momento e con uno sguardo più attento, ci accorgiamo che si tratta di una stampa su carta fotografica. Un procedimento meccanico dunque, in grado di fissare e di raffreddare gli eccessi di una raffinata manualità, non più esibita ma sottesa e filtrata. In questo senso tutto il procedimento e il processo di “scarnificazione” dei linguaggi della tradizione, trova l’abbrivio per nuove schermaglie sul piano pittorico e grafico. E non solo. Anche dal punto di vista dei prelievi e degli assemblaggi mentali tra texture e motivi decorativi, provenienti dalle culture figurative medio e estremo-orientali, si produce una sorta di corto circuito mediale. La fusione tematica che vede comunque quasi sempre presente una figura umana estenuata o moltiplicata e deformata dagli effetti mobili dei contorni insistiti e “graffiti”, propone una pressochè totale bidimensionalità. In modo tale da  garantire la convenzione e, al tempo stesso, da suggerire il grado zero delle relazioni e dei motivi. Se esiste una qualche forma di predominio, questa è da proiettare nel missaggio iconografico e nei tasselli o negli spunti “narrativi” che la suggestione sedimentata dei simboli consente di raccordare. Un’altra forte capacità di sapore evocativo viene espressa dalla molteplicità delle variazioni cromatiche; ma sempre sotto il controllo di una progettualità connessa alla riproducibilità e quindi alla “distanza”. Non faccia specie il fatto che Costantini sia anche un autore di fumetti e che questa sua attività lo conduca a misurarsi con la doppia specificità del mezzo. Tutto ciò infatti gli consente di motivare (come si accennava all’inizio) anche una “sottile” traccia narrativa nei suoi lavori di più ampio impatto. E soprattutto gli permette di mescolare le carte non solo in senso metaforico; ben salvaguardando e coltivando i livelli e le differenze all’interno di una lucida attitudine mentale e concettuale.


1999 | Dede Auregli, Il computer onirico, catalogo della mostra, Artestudio Sumithra, Ravenna

 

Il computer onirico

 

Gianluca Costantini ha al suo attivo una ben avviata carriera di autore di grafica su riviste di fumetti, e come artista, diversi riconoscimenti ottenuti nell’ambito dei circuiti che promuovono a livello nazionale i più meritevoli che tuttavia hanno ancora un percorso professionale giovane e tutto da costruire.

Da questa doppia “personalità”, da questo raddoppiamento di interessi, Costantini riesce a costruire un flusso ininterrotto del lavoro poiché dall’una e dall’altra mutua i modi, le tecniche e le immagini così che nelle opere di grande formato, quelle che poi espone a muro, per intenderci, impiega le tavole estrapolandole dal fumetto e, al contrario, può indifferentemente utilizzare l’opera unica inserendola successivamente nelle sue “storie”. E’ chiaro che in questo modo si hanno degli spostamenti di senso anche assai consistenti, ma l’operazione vale in quanto Costantini è particolarmente interessato alla forma/contenuto delle sue immagini – tanto che nelle stripes sembrerebbe che le storie scritte, le parole, fossero esornative, o comunque costruite attorno e dopo le immagini e da esse suggestionate.

Come buona parte dei giovani artisti più intelligenti e aggiornati, Costantini è, in tutti i sensi, figlio del suo tempo e si serve con abilità e intelligenza dei mezzi disponibili e , in particolar modo, ultimamente, predilige il computer.

Il risultato del lavoro si potrebbe definire, per utilizzare un recente neologismo, di “digipittura” o “pittura digitale”, nel senso che computer e scanner servono per elaborare le immagini, scansionate prima e poi sovraimpresse le une con le altre: può trattarsi di disegni realizzati da lui stesso a mano con matite o con chine o acquarellate, di stampe antiche, di fotografie architettoniche o di oggetti, di elementi ripetitivi di decorazione sovrapposti e fusi tra loro ed infine stampati su carta fotografica. Così come avviene per altri mezzi, il computer è un tramite, altamente tecnologizzato e dalle prestazioni flessibili e veloci, che viene utilizzato al pari di ogni altro e che, come ogni altro, è suscettibile di giorno in giorno di sempre nuove perfettibilità. Mezzo del qui e ora, il computer può venire impiegato nei modi più diversi, quello che conta è però la ragione che sta alla base della creazione dell’immagine. Il flusso immaginativo scorre a comporre, a scomporre e a ricomporre in una fluida complessità associativa, e quello che ci ritorna è una sorta di “collage” dominato da situazioni totalmente fantastiche, estremamente soggettive.

Il clima complessivo appare onirico, anche i tono sono lo più cupi, e anche se i lavori sono ricolmi di pattern decorativi ed il segno stesso esagera in questo senso, non ci troviamo mai alla presenza di un freddo e statico calligrafismo, piuttosto ne risultano immagini mobili, all’interno delle quali trascorre una continuità di forme e d’intenti capace di attualizzare e rivitalizzare i dèja-vu.