Presentazione Officina del macello a Ravenna

Officina del Macello

di Elettra Stamboulis (testi) e Gianluca Costantini (disegni)

 

ne parleremo

a Ravenna Venerdì 20 febbraio alle 17.30 alla Casa delle Donne, Via Maggiore n.120.
Incontro con gli autori a cura del gruppo Donne in Nero

 

Prima Guerra Mondiale. Il 1917 è il terzo anno di guerra, la realtà della trincea è chiara e atroce, molti soldati sono da tempo lontani da casa. Nel mese di giugno alla Brigata Catanzaro viene promesso un mese di riposo. Questi fanti sono contadini – molisani, calabresi, pugliesi e siciliani – figli della Questione meridionale, per la maggior parte analfabeti. Vogliono solo una pausa. Ma dopo essere arrivati da poco a Santa Maria la Longa, un piccolo paese del Friuli Venezia-Giulia, la promessa viene disattesa. Devono tornare in prima linea, a morire sul Carso, dove già erano stati impegnati a lungo. Gli uomini della Catanzaro non ci stanno. Officina del macello racconta di questo rifiuto e di come sia stato barbaramente punito. Il 16 luglio 1917, a Santa Maria La Longa un plotone di carabinieri esegue l’ordine ricevuto e procede alla decimazione della Brigata Catanzaro. Finisce così una delle più importanti rivolte scoppiate durante la Prima guerra Mondiale nell’esercito italiano. 


Approfondimento:

Riabilitare i fucilati della grande guerra: il punto

 

Volentieri pubblichiamo quest’articolo di Francesco Cecchini che fa il punto sulle iniziative per riabilitare i fucilati della Grande Guerra e propone un coordinamento delle varie iniziative.

 

Riabilitare la memoria dei soldati fucilati e decimati durante il grande massacro 15-18 è una chiave morale per un  centenario che, altrimenti, rischia di essere solo retorico. Non è comunque sufficiente una riabilitazione morale, questa deve essere anche giuridica. Nel settembre del 1919 ci fu un’ amnistia generale che cancellò pendenze penali non gravi. Questa misura non riguardò altri 20mila condannati, tra cui i fucilati con condanna da tribunali militari. I decimati furono passati per le armi senza una condanna formale. Discendenti di soldati fucilati avviarono iniziative giudiziarie e si batterono per anni per vedere riconosciuta la verità su quanto accaduto. Senza nessun risultato positivo. Emblematico è il caso dell’ alpino Ortiz, fucilato con tre compagni a Cercivento in Carnia, con l’ accusa di diserzione. Un suo pronipote si batte dal 1988, ma invano. La sua istanza di riabilitazione viene rigettata perché secondo i codici di procedura deve essere proposta dall’ interessato, fucilato decenni prima.

 

In Italia c’ è un vento nuovo che spira verso la riabilitazione. Non sono più  i tempi della lettera ai cappellani militari di don Lorenzo Milani, condannata per vilipendio, La sentenza toccò solo il direttore di Rinascita che l’aveva pubblicata, perché Don Milani morì prima.

Le iniziative in corso  sono varie.
Nel luglio 2014 il Pubblico Ministero della Procura di Padova, dr.Sergio Dini ha inviato una lettera  al ministro della difesa Roberta Pinotti nella quale chiede  “un provvedimento clemenziale di carattere generale, a favore di tutti i condannati a  morte del I° conflitto mondiale”. Dini nella lettera afferma chei i fucilati, con sentenze dei tribunali militari furono circa 750,mentre il numero dei decimati è ancora imprecisato. Nel seguente paragrafo Dini chiarisce il motivo di questo atto di clemenza: “Sig. Ministro anche i caduti sotto il fuoco di un plotone d’esecuzione sono morti in guerra, e (perché no?) sono morti per la Patria; essi furono mobilitati contro la loro volontà, per una guerra di cui non ben comprendevano gli scopi, come fu per la maggior parte dei morti in combattimento o in prigionia”. Il Ministro Robeta Pinotti ha risposto alla lettera dicendo che ha preso nota del problema e che ha nominato una comissione ad hoc, presieduta da Valdo Spini.

 

Il 14 settembre 2014 è stato  pubblicato nel  blog di Daniele Barbieri un appello redatto da Daniele Barbieri, David Lifodi e  Francesco Cecchini  che finora ha raccolto ben oltre duecento adesioni con in testa Lidia Menepace, vice presidente dell’ ANPI. Hanno aderito persone ed organizzazioni di diversa posizione politica, come il senatore della Lega Nord Gian Marco Centinaio, obiettore di coscienza, Sinistra Anticapitalista di Torino o l’ ANPI di Cremona.
L’ appello  chiede la riabilitazione giuridica dei fucilati e decimati, basandosi anche sul parere di un avvocato che afferma  che la cosa è fattibile legalmente e si rifà a quanto accaduto in altri paesi. L’ appello è stato quasi  simultaneamente pubblicato nel sito La Storia Le Storia di Pordenone e poi, via via, nel  quotidiano Il Manifesto,  nella newsletter dell’ agenzia internazionale Pressenza, nel sito dell’ ANPI di Cremona, nel sito del Manifesto di Bologna, in Agoravox, nel sito di Azione Non Violenta, nel blog di Paolo Brogi, nella pagina Facebook del CESC, nel giornale on line Oggi Treviso ed in altri luoghi.

All’ appello ha accennato il settimanale Famiglia Cristiana e Mao Valpiana, Presidente nazionale del Movimento Nonviolento in L’ Huffington Post.  L’ appello,  verrà  inviato al nuovoPresidente della Repubblica Sergio Mattarella ,al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Difesa il prossimo 15 febbraio 2015. Va sottolineato che Sergio Mattarella è sensibile al tema, avendo presentato anni fa a Palermo il libro“ La Compagnia dei fucilati” di Diego Carpenedo.

 

Il 14 novembre 2014 l’on. Fabio Lavagno ha presentato una proposta di legge sottoscritta da parlamentari di Libertà e Diritti-Socialisti Europei, che recita:

ART. 1.  All’articolo 683, comma 1, del codice di procedura penale, dopo le parole: « su richiesta dell’interessato » sono inserite le seguenti: «, del coniuge o di un parente entro il terzo grado ». La proposta ha come scopo innanzitutto quello di risolvere casi come quello dell’ alpino Ortiz, accennato precedentemente.

Nel suo intervento alla camera l’ on. Lavagno ha iniziato sottolineando che ”La presente proposta di legge promuove un intervento legislativo per restituire dignità e memoria ai soldati italiani uccisi per fucilazione e decimazione.” Fabio Lavagno ha parlato della sua iniziativa in una trasmissione di Radio 3 che ha avuto un buon ascolto.

 

Il 6 novembre 2014 il vescovo Ordinario Militare monsignor Santo Marcianò, intervistato dall’AdnKronos ha dichiarato: “Riabilitare i militari disertori, come Caduti di guerra. ‘Giustiziarli’ fu un atto di violenza ingiustificato, gratuito, da condannare.E’ sorprendente con quanta facilità costoro siano stati giustiziati, in molti casi senza un regolare processo e ad opera di altri militari.E che tale esecuzione fosse motivata da ragioni punitive o dimostrative non cambia la realtà: essa è stata e rimane un atto di violenza ingiustificato, gratuito, da condannare. Non c’è ragione che possa giustificare tale violenza, unita a diffamazione, vergogna, umiliazione. Come è già avvenuto in altri Paesi europei, la profonda ingiustizia perpetrata a loro danno sostiene la richiesta di chi vorrebbe una ‘riabilitazione’ di questi militari, tramite un loro riconoscimento come caduti di guerra. Anche lo Stato italiano, in particolare il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha deciso di studiare meglio questa problematica”. Parole importanti dette dal capo dei capellani militari  che non solo il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ma anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed  il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dovranno prendere in considerazione.


In novembre 2014, si è costituito in Friuli il  Comitato per la restituzione dell’onore ai fusilâz Ortiz, Matiz, Corradazzi e Massaro, quattro giovani alpini che furono fucilati a Cercivento il primo luglio 1916. L’ appello del Comitato pubblicato sul Messaggero Veneto ha raccolto 2000 adesioni e pensano di presentarlo entro breve al nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La persona ideale che dovrebbe presentare ufficialmente il documento sarebbe  il senatore Franco  Marini, presidente del Comitato per le grandi ricorrenze istituito presso la Presidenza del Consiglio,  che ha quindi  la responsabilità delle celebrazioni del centenario.

La Provincia di Udine, con voto unanime, ha impegnato il presidente Pietro Fontanini ad attivarsi sul caso. E analogamente si è mossa la Regione, con una mozione trasversale proposta da Enzo Marsilio del Pd e dall’ex governatore Renzo Tondo, fatta propria dalla giunta di Debora Serracchiani.

Sul tema  Paolo Rumiz, su Repubblica, ha dedicato un pezzo in prima pagina, e Toni Capuozzo una puntata di”Terra”.

Già in passato vi furono iniziative parlamentari sul tema. Anni fa in commissione giustizia della Camera era passata una soluzione bipartisan firmata da Valdo Spini, Ruffini, Gatto e Lavagnini che citava “ l’ ingiusta condanna a morte dei quattro giovani alpini” definendola “ la decimazione di Cercivento”. Fu seguita da una proposta di modifica del codice procedura penale, non andata a buon fine per lo scioglimento anticipato delle Camere.  Recentemente Valdo Spini ha parlato delle fucilazioni e decimazioni presentando un numero degli annali della Fondazione La Malfa: “Dissi che il secolo passato da allora doveva essere l’occasione buona per ripensarci e riparare. Mi ascoltavano il ministro Dario Franceschini e anche Franco Marini. Nessuno mostrò disagio o contrarietà. Anzi mentre affermavo queste cose, annuivano, come tutti».


Il 18 novembre 2014, un appello proposto da Elisa Bianchi, geografa della popolazione, Universita degli Studi di Milano, Marco Cavallaro, ricercatore storia contemporanea e saggista e Lorenzo Strik Lievers, storico, Università Milano Bicocca chiede “ La riabilitazione dei soldati italiana della grande guerra fucilati da mano amica, perché vengano annoverati fra coloro che caddero per la loro patria.”

L'Appello presente nel blog dello scrittore Paolo Brogi, autore del libro “Eroi e poveri diavoli della Grande Guerra” è stato inviato al Presidente della Repubblica (allora Giorgio Napolitano), al Presidente del Consiglio, al Ministro dell Difesa, al Ministro della Difesa ed a quello dei Beni e delle Attività  Culturali ed ha ottenuto l’ adesioni di un centinaio di  importanti personalità ed organizzazioni . L’ appello ha il merito di richiamare lavori storici  di valore scientifico come il libro  di Enzo Forcella e Alberto Monticone del 1968 (Plotone di esecuzione), più volte ripubblicato, e quello più aggiornato di Irene Pluviano e Marco Guerrini del 2004 (Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale). Ricorda anche gli studi sulla giustizia militare di Giovanna Procacci e Bruna Bianchi e i lavori vecchi e nuovi di Antonio Gibelli. Inoltre fornisce un quadro sintetico, ma preciso di quanto è avvenuto o sta avvenendo in altri paesi in tema di riabilitazione:

“Riferendoci ai soli fucilati, ricordiamo come Nuova Zelanda (Pardon for Soldiers of the Great War Act 2000), Canada (2002) e Gran Bretagna (Armed Forces Act 2006) abbiano da tempo riconosciuto e decretato che i loro fucilati per mano amica siano da considerarsi come “caduti in guerra”, riabilitandoli così agli occhi delle famiglie e del loro Paese. Monumenti commemorativi sono stati eretti in loro memoria. In Francia il Primo Ministro, Lionel Jospin, ebbe a dire nel 1998: “Questi soldati fucilati per dare l’esempio in nome di una disciplina che aveva come uguale solo la durezza dei combattimenti, facciano ritorno oggi pienamente nella nostra memoria collettiva nazionale”. Tale presa di posizione è stata fatta propria da Nicolas Sarkozy nel 2008. I risultati delle ricerche della commissione voluta dagli ex combattenti e posta in essere dal governo francese, guidata dallo storico Prost, che ha concluso i suoi lavori nel 2013, sono alla base della decisione di François Hollande di far erigere un monumento ai fucilati all’Hôtel National des Invalides come atto di riconciliazione nazionale. Nulla di paragonabile è stato fatto in Italia per riabilitare la memoria dei nostri fucilati per mano amica, nonostante che la dichiarazione di Jospin del 1998 fosse stata commentata dall’allora Ministro della Difesa italiano con queste parole: I nostri soldati fucilati non furono meno eroici dei loro commilitoni caduti in combattimento”.


Diffusione.  Le varie  pubblicazioni dell’ appello promosso da Barbieri, Lifodi e Cecchini e di altri appelli, come quello per i 4 alpini friulani a Cercivento  è  stata raccontata abbastanza in dettaglio. Va sottolineato il lavoro di informazione fatta sul tema dal settimanale L’ Espresso con vari articoli del giornalista Pier Vittorio Buffa che raccontano i fucilati dimenticati.


Conclusioni. Quelle sopra sono le iniziative che ho individuato e che concorrono a diffondere la memoria di una tragedia dentro quella più vasta del grande massacro dei popoli europei. Gli obiettivi sono diversi. La proposta di legge dell’ on. Lavagno si propone la modifica di un articolo del codice che favorisce l’ iniziativa di discendenti di fucilati per diserzione e disobbedianza che volessero riabilitare una reputazione macchiata da una sentenza del Tribunale militare di guerra. Non prende in considerazione i numerosi decimati a partire dai 29 della Brigata Catanzaro. Il comitato per la riabilitazione dei quattro soldati soldati fucilati a Cercivento dimentica tutti gli altri fucilati e decimati. Le lettera del Dott. Dini al Ministro Roberta Pinotti, le dichiarazioni del vescovo Ordinario Militare monsignor Santo Marcianò,  gli appelli promossi uno  proposto da Elisa Bianchi,  Marco Cavallaro, Lorenzo Strik Lievers,  e l’ altro da Daniele Barbieri, David Lifodi e Francesco Cecchini si propongono l’ obiettivo della riabilitazione di tutti i fucilati e decimati durante il grande massacro del 15-18. Inoltre quest’ ultima iniziativa, quella di Barbieri, Lifodi e Cecchini, diffonde anche il concetto che la prima guerra mondiale è stata un grande macello dei popoli europei contro questi popoli ed è accompagnata da una serie di scritti pubblicati sul blog di Daniele Barbieri ed dal sito La Storia Le Storie, che saranno pubblicati per  l’ inizio del centenario in un libro o e-book.

Sarebbe  opportuno che queste iniziative trovassero coordinamento, sintesi ed unità per la riabilitazione storica e giuridica di tutti coloro che furono assassinati da “fuoco amico”. Inoltre sarebbe opportuno che contemporaneamente a questa azione,  ce ne fosse una per la condanna ufficiale di coloro che sono stati responsabili di questi assassinii: il generale Cadorna, Graziani ed altri.


Francesco Cecchini


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