Da Berlinguer a Tsipras la versione pop della questione morale

 

Da Berlinguer a Tsipras la versione pop della questione morale
di Linda Chiaramonte su Alias allegato a Il Manifesto del 5.4.2014

 

ue­sta sto­ria ini­zia dalla fine senza togliere nulla al pia­cere della let­tura. Sap­piamo com’è andata. Il fune­rale di Enrico Ber­lin­guer: un milione di per­sone e ban­diere rosse in piazza, per molti, come per l’autrice Elet­tra Stam­bou­lis, la prima «mani­fe­sta­zione» senza geni­tori. Un momento di dolore col­let­tivo, non solo il saluto affet­tuoso e acco­rato di una parte poli­tica del paese ad una figura di spicco, ma anche la fine di una fase sto­rica. È da que­sto ricordo che la sce­neg­gia­trice, autrice insieme all’illustratore, fumet­ti­sta, e dise­gna­tore Gian­luca Costan­tini, ha deciso di comin­ciare a rac­con­tare gra­fi­ca­mente Enrico Ber­lin­guer. È la prima volta che il segre­ta­rio nazio­nale del Pci entra nelle pagine di un fumetto, accade in Arri­ve­derci, Ber­lin­guer, Bec­co­Giallo edi­tore. Le stri­sce resti­tui­scono con inten­sità alcuni epi­sodi della sua vita poli­tica e, in parte, anche pri­vata, oltre ai tratti del viso un po’ duri e mar­cati, le rughe e la siga­retta in bocca di quell’uomo schivo e riser­vato. Nel marzo del 1972 Ber­lin­guer è eletto segre­ta­rio del par­tito comu­ni­sta, sosti­tui­sce Longo, che a causa della malat­tia è costretto a dimet­tersi. Sono tra­scorsi molti anni da allora, a giu­gno si cele­brerà il tren­ten­nale della sua morte. Ber­lin­guer è diven­tato un’icona per rigore, serietà e riser­va­tezza, oltre che per la svolta sto­rica ini­ziata e rima­sta incom­piuta. Un uomo che ha segnato la poli­tica del nostro paese, e non solo, nell’arco sto­rico e tem­po­rale dal dopo­guerra fino a metà degli anni ’80. È il sette giu­gno dell’84 quando a Padova durante un comi­zio è colto da un malore, morirà quat­tro giorni dopo. Sarà San­dro Per­tini, allora pre­si­dente della Repub­blica, ad accom­pa­gnarlo a Roma «come un amico fra­terno, come un figlio, come un com­pa­gno di lotta». Le imma­gini sono dap­prima sep­piate, poi somi­gliano a foto­gra­fie alter­nate ad acque­relli colo­rati a pen­nel­late e matite rosse. Un altro capi­tolo e un altro stile gra­fico dai colori accesi, quasi pop. La que­stione morale esplode dopo il ter­re­moto dell’Irpinia nel 1980. Qual­che anno prima le bri­gate rosse e il Pci vicino a gover­nare con Moro. Qui le tavole sono in bianco e nero con alcuni segni rossi ad evi­den­ziare l’auto in cui venne ritro­vato il corpo del segre­ta­rio della Dc, il suo volto e le mani men­tre è acca­sciato nel baule. Poi gli occhiali di Craxi, la lista P2, l’imprenditore Ber­lu­sconi. Il viag­gio a ritroso con­ti­nua con il rac­conto del gio­vane Ber­lin­guer nella sua Sas­sari, la fami­glia, le ori­gini, i primi passi nella poli­tica. Altro cam­bio di tratto, su sfondo gri­gio i con­torni deli­neati a penna. Dise­gni essen­ziali, puliti, scarni, che ci ripor­tano al 1944 anno della prima pro­te­sta da lui gui­data, allora a capo del cir­colo gio­va­nile comu­ni­sta, che gli costò tre mesi di car­cere per aver sca­te­nato i moti e tur­bato l’ordine pub­blico. Poi l’arrivo del gio­vane Enrico nella Roma appena libe­rata, a seguire Milano. La pas­sione per la moto, a cui fu costretto a rinun­ciare per ragioni di sicu­rezza, uno degli ultimi e pochi epi­sodi pri­vati di Ber­lin­guer, com’è illu­strato in maniera effi­cace con una sara­ci­ne­sca che cala sul suo pri­vato. La visita in Viet­nam, le prime pro­te­ste nelle aule uni­ver­si­ta­rie: «Alla fine del ’67 è occu­pata la Cat­to­lica di Milano e Palazzo Cam­pana a Torino. L’Italia è troppo lenta nel cam­bia­mento. Ha un sistema poli­tico bloc­cato. E una moder­nità senza riforme. Non solo nel ’68. Le stesse parole le potremmo usare per descri­vere l’Italia del nuovo mil­len­nio…». La cele­bre frase il per­so­nale è poli­tico che meglio di tante altre spiega la linea di con­dotta di quell’uomo pub­blico attento a pre­ser­vare la sua sfera pri­vata e fami­liare. Insieme alla nar­ra­zione del per­so­nag­gio, la tra­sfor­ma­zione del paese a cui s’aggiungono ele­menti bio­gra­fici dell’autrice nata negli anni ’70 da geni­tori greci che hanno lasciato il paese in piena dit­ta­tura. Si riper­corre il rap­porto poli­tico e la trat­ta­tiva con Aldo Moro, con un dise­gno ridotto al minimo: delle silhouette rosse e nere dif­fi­cili da distin­guere, se non fosse per il nome scritto sopra. Si narra un momento sto­rico in cui le cose sem­brano poter cam­biare «la pos­si­bi­lità di un governo con i comu­ni­sti diventa più rea­li­stica. Anche se ogni ipo­tesi pro­nun­ciata riceve l’alt degli ame­ri­cani imme­dia­ta­mente…». Moro sosterrà aper­ta­mente l’entrata del Pci nel governo. Il 16 marzo del 1978 il pre­si­dente della Dc viene rapito dalle bri­gate rosse. Quella pagina si chiude dram­ma­ti­ca­mente. Nel 1980 è tempo di scio­peri e di ope­rai in lotta, come a Torino Mira­fiori. Ber­lin­guer porta il suo soste­gno ai lavo­ra­tori. La trat­ta­tiva non andrà a buon fine, ma tutti ricor­de­ranno la sua visita. Il rac­conto di Ber­lin­guer e dei fatti di que­gli anni sono neces­sari per inter­pre­tare e com­pren­dere ciò che ancora oggi accade nel nostro paese. Un’eredità lasciata e non rac­colta dopo di lui. Agli autori, Elet­tra Stam­bou­lis e Gian­luca Costan­tini, abbiamo rivolto alcune domande. Continua


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