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Gianluca Costantini
Reality / Press

Gramsci e Salgari pop-eroi del fumetto

Alla ricerca della cultura nazional-popolare, Antonio Gramsci s’imbatte due sole volte (e di sfuggita) nel nome di Emilio Salgari. Lo cita nel Quaderno 3 (XX), accennando a una “questione Salgari” che vedeva contrapposto lo scrittore veronese a Giulio Verne (Quaderni dal carcere, pagg. 295 e 321 dell’Edizione critica dell’Istituto Gramsci, a cura di Valentino Geratana, Einaudi 2007). Eppure è nota l’attenzione di Gramsci per la letteratura popolare, e i suoi giudizi su Dumas, Conan Doyle, Wallace, Chesterton, Kipling. Che non l’avesse mai letto è improbabile, certamente impossibile che l’avesse incontrato: Emilio Salgari muore suicida, facendo harakiri in un bosco sopra Torino, il 25 aprile del 1911; e Antonio Gramsci arriva dalla Sardegna a Torino, per iscriversi all’Università, nell’autunno di quell’anno.
L’impossibile incontro avverrà invece a Bologna, in occasione del Festival del Fumetto BilBolbul (dal 1 al 4 marzo), con due graphic novel che verranno presentati in questi giorni: Cena con Gramsci di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini (Beccogiallo, pp. 128, euro 15); e Sweet Salgari di Paolo Bacilieri (Coconino Press – Fandango pp.160, euro 17,50). Ci voleva un “medium” nazionalpopolare come il fumetto per compiere il miracolo. Due libri diversi, accomunati però da un rinnovato interesse per le radici culturali del nostro Paese e per due protagonisti che, da posizioni differenti e distanti, con strumenti diversi hanno contribuito a costruire un’idea e una pratica di cultura nazionale e popolare.
A ragione Giuseppe Vacca, nell’introduzione di A cena con Gramsci, sottolinea come “traducibilità e combinazione dei linguaggi sono un tratto distintivo del pensiero di Gramsci”. E il libro nasce proprio da una felice commistione di linguaggi: da un testo teatrale di Davide Daolmi, da un progetto di Roberto Rampi fino al fumetto scritto da Elettra Stamboulis e disegnato da Gianluca Costantini. Jacopo è un giovane studente che arriva a Torino per un dottorato in filosofia che ha al centro il pensiero di Gramsci. Il racconto delle sue difficoltà quotidiane s’intreccia con episodi e tappe della vita del pensatore e politico, fondatore del Partito Comunista, nonché di questo giornale. Il graphic novel mescola un tratto grafico d’avanguardia con collage di fotografie storiche e coinvolge nel racconto un altro intellettuale cardine della nostra cultura come Pasolini (con i suo struggenti versi de Le ceneri di Gramsci). Ma la serietà del tutto non rinuncia a una dose di autoironia verso un certo tipo di cultura giovanile, quando il protagonista, alla voce fantasmatica che gli cita l’Ordine Nuovo, risponde: “Io conosco solo i New Order (una celebre band inglese, ndr)… non faccio parte di quella generazione. E anche i New Order sono vecchi”.

Cena con Gramsci

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